Negli anni ’80 (purtroppo scriverò spesso questa frase), se c’era una cosa che vedevamo in giro per i negozi hi-fi erano i diffusori ESB.

ESB nasce ufficialmente in Italia all’inizio degli anni ’70, e si impone nel mercato dei diffusori acustici fino a diventare il primo costruttore italiano per dimensioni e il primo ad avere riconoscimenti all’estero (https://www.esbcar.com/since-1969?lang=it).

In particolare, la serie 7, progettata dal mai abbastanza compianto Renato Giussani (https://www.renatogiussani.it), ebbe numerosi riconoscimenti, tra cui quello di Doug Sax, che vi riporto parzialmente tradotto in italiano (per la versione completa andate sul sito di Renato Giussani: https://www.renatogiussani.it/doug-sax-degli-sheffield-lab-e-le-esb-706/):


Caro Harry,

Sono appena tornato dal CES di Las Vegas e ho pensato che tu e i tuoi lettori potreste essere interessati a una visione dall'interno dello show.

La concorrenza per l'audio è spietata: videoregistratori, dischi video, videogiochi e computer domestici. I rivenditori devono scegliere con attenzione dove investire i loro soldi e decidere con precisione dove soffia il vento. Tuttavia, al Riviera l'interesse per l'alta fedeltà è stato tiepido.

Nonostante ciò, ho trovato ispirazione al Riviera. Ogni piccola suite era occupata da veri amanti della musica, persone che si dedicano alla riproduzione sonora con passione e impegno. Ho incontrato John Iverson e il suo nuovo amplificatore. Ogni dettaglio dell'apparecchiatura era impressionante. John, con sigaretta e Jack Daniel's alla mano, mi ha detto: "Una volta che vieni colpito dal 'virus audio', non te ne liberi più."

Tra le tendenze, gli altoparlanti dinamici stanno migliorando, mentre gli elettrostatici hanno avuto una giornata no. Ho sentito alcuni sistemi notevoli: Vandersteen, RS-1 di Infinity, Meridian, Linn e, sorprendentemente, l’LJ260 di JBL.

La scoperta più straordinaria è stata l’ESB 7/06, un altoparlante italiano che mi ha lasciato senza parole. Ascoltare un'intera sonata di Strauss attraverso questo sistema è stata un’esperienza unica: un suono che ricreava perfettamente spazio, profondità e emozione.

Infine, sono stato al buffet del Circus Circus con Bob Neil, Arthur Regal e Renato Giussani, il progettista dell’ESB 7/06. Renato mi ha spiegato la sua ricerca sull'importanza di fornire all'orecchio informazioni spaziali e di profondità. Posso dire con certezza che questi altoparlanti, nonostante alcune limitazioni tecniche, sono i migliori che abbia mai ascoltato.

Un’ultima nota: ho ascoltato una registrazione digitale di Sonic Arts di Stephen Kates che suona la sonata per violoncello di Rachmaninov. È magnifica, eppure è digitale. Harry, cosa mi sta succedendo?

Doug Sax

Per chi non lo sapesse, Doug Sax è il fondatore della Sheffield Lab (Casa discografica responsabile di molte fra le migliori registrazioni Direct-To-Disc esistenti, oggetto di culto da parte degli audiofili di tutto il mondo) e il testo, pubblicato sulla rivista the abso!ute sound, fa riferimento ad una visita al Winter CES di Las Vegas del 1983.

Chi vuole maggiori dettagli dia un'occhiata qui: https://en.wikipedia.org/wiki/Doug_Sax, basta la presentazione iniziale: "He mastered three The Doors' albums, including their 1967 debut; six Pink Floyd's albums, including The Wall; Ray Charles' multiple-Grammy winner Genius Loves Company in 2004, and Bob Dylan's 36th studio album Shadows in the Night in 2015."


Nell’articolo già si evidenziano i primi problemi per il mondo dell’audio dovuti alla concorrenza di “videoregistratori, dischi video, videogiochi e computer domestici”.


Sappiamo com’è andata a finire…


Ma soprattutto, c’è un riconoscimento autorevole delle ESB 7/06.


Inevitabilmente, questi diffusori sono diventati una sorta di mito, un simbolo iconico.

Diventarono il simbolo della passione per l'hi-fi di qualità, un sogno che rappresentava l’ingresso in un mondo esclusivo fatto di suoni puri e avvolgenti. Per molti giovani, possederle significava non solo ascoltare la musica, ma viverla in un modo che nessun altro altoparlante poteva offrire. Portafoglio permettendo…


Tutto questo preambolo per dire che, finalmente, ho deciso (nel 2021…), di acquistarne una coppia insieme al mio amico (e sognatore…) Francesco.


I diffusori sembravano essere in buono stato, altoparlanti riconati, esteticamente senza segni evidenti. Il precedente proprietario, pur non essendo un tecnico, se ne era preso cura.



Il diffusore di sinistra


Almeno così sembrava prima che le aprissimo.


Gli altoparlanti erano ok, ma i controlli erano stati esclusi. I reostati si presentavano infatti fortemente ossidati e dopo vari tentativi di disossidazione avevano comunque dei falsi contatti e risultavano inutilizzabili. Probabilmente in un intervento di qualche anno fa si è preferito escluderli, anche se chi ha fatto l’intervento probabilmente non conosceva il filtro delle 7/06. Non basta infatti escluderli bypassandoli, si devono anche inserire dei resistori tali da riprodurre la risposta che corrisponde alla posizione flat dei vari controlli.



Vista posteriore di medio-basso e Unità Medio Alti




Medio-basso




Unità medio/alti (UMA)



Il woofer







I controlli di presenza delle vie medio-alte originali




Dettaglio dei reostati




Il filtro cross-over originale


I filtri sembravano invece in buono stato, ma i condensatori elettrolitici utilizzati meritavano comunque una controllatina.


Assodato che sono contrario ad interventi massicci di sostituzione di componenti se non indispensabile, il primo step è stato cercare informazioni in merito a questi diffusori.


Sul sito di Audioreview è pubblicato un articolo storico, a firma di Renato Giussani, in cui sono presenti i disegni e le informazioni per costruirsi una 7/06. L’articolo è disponibile on-line al seguente link: https://www.audioreview.it/tecnica/audiokit/costruiamo-una-706.html, e suggerisco a tutti di leggerlo per capire la filosofia di progetto di questi diffusori, spiegata magnificamente da Renato.


Nell’articolo è riportato il cross-over sia della versione con i controlli sia della versione biamplificabile, che non aveva i controlli.




Lo schema delle due versioni di cross-over, con i controlli e biamplificabile



Confrontando le due versioni è evidente che non è sufficiente escludere i reostati. Infatti nel caso del medio-basso, bypassare completamente R3 comporta un incremento della risposta. Infatti per la risposta flat la resistenza prevista è la R7, pari a 2.2 ohm. Questo valore corrisponde alla posizione Norm. Dei potenziometri visibili sul pannello frontale. Certo lo 0 dB indicato è un po’ fuorviante, fa pensare che quella sia la posizione corretta e i controlli funzionino solo in attenuazione.



Lato anteriore dei controlli



Nel caso del medio-alto, l’esclusione del reostato R4 comporta che in serie al midrange resti una resistenza R2 da 3.3 ohm. Nello schema senza reostati la risposta flat prevede una resistenza R8 da 5.6 ohm. Anche qui, l’esclusione porta ad una esaltazione dell’emissione dell’altoparlante rispetto alla risposta flat.



Per quanto riguarda il tweeter il reostato R5 ha in parallelo un resistore R6. Cortocircuitare il reostato equivale a cortocircuitare entrambi i resistori, quindi in serie al tweeter non resta nessuna resistenza. Nello schema “flat” la resistenza prevista r9 è pari a 2.2 ohm.


Nel grafico seguente, riportato nello stesso articolo, si può evincere cosa comporta in termini di risposta in frequenza cortocircuitare i reostati.



Risposta in ambiente con un diffusore in funzione. In alto sinistro e destro, in basso range di intervento dei controlli


Nel primo grafico è riportata la risposta in frequenza dei due diffusori misurata in ambiente, nel secondo la risposta di un diffusore con i controlli sulle vie alte al minimo e al massimo. La prima curva in alto ha tutti i controlli al massimo e tutti i controlli al minimo.

Le curve successive riportano il range di interventi dei controlli per le singole vie.


Prendendo come riferimento il livello a 400 Hz, che è nella zona prevalentemente riprodotta dal woofer che non ha controlli e quindi emette sempre lo stesso livello, e confrontando le curve con la curva flat del primo grafico, in cui la curva è praticamente flat da 400Hz a 10 KHz, si può desumere un incremento di circa +3 dB nella zona centrale della risposta del medio-basso, da 1 KHz a 2 KHz, circa +1 dB nella zona da 2.5 KHz a 3.5 KHz (medio- alto) e circa +2 dB nella zona del tweeter, oltre i 5 KHz.


Una curva un po’ diversa dalla flat, con una maggiore presenza in gamma media. Il che a qualcuno può piacere (il precedente proprietario per esempio).


Per sicurezza ho controllato anche gli altoparlanti, con una misura di impedenza e di risposta in frequenza in campo vicino per vedere eventuali problemi dovuti all’età o alla riconatura, e, per fortuna, non ho rilevato problemi.


La verifica del cross-over a questo punto è d’obbligo, non vorrei che, visto che c’è stato un intervento precedente, qualcosa fosse stato toccato.

La prima cosa che ho notato è che C5 e C6, che nell’articolo sono indicati in poliestere, in realtà nel cross-over sono elettrolitici (i due arancioni in verticale).

Inoltre, i condensatori del filtro del woofer sono due doppi paralleli da 22 uF. Ora, la differenza rispetto a 47 non è abissale, considerando le frequenze cui lavorano, ma a questo punto tanto vale sostituirli con i valori corretti.

Il resto del cross-over utilizza induttori in aria per le vie alte, mentre quella del woofer e del medio-basso hanno un nucleo in ferrite. I condensatori sono in poliestere e i resistori sono ceramici.


Alla fine, ho deciso di effettuare i seguenti interventi:


1- Sostituzione dei reostati e ripristino dei controlli di presenza

2- Sostituzione dei condensatori elettrolitici del filtro cross-over


I reostati non è stato facile trovarli e per di più sono anche costosi. Alla fine, la baya mi è venuta in aiuto e ho trovato dei reostati perfetti nella meccanica ma leggermente più grandi degli originali, quindi è stato un un po’ faticoso farli rientrare nelle sedi. Ecco la foto dei reostati sostituiti:



I nuovi reostati



Per quanto riguarda i condensatori ho sostituito i due da 6.8 uF con due in polipropilene e i due da 47 uF con dei poliestere.

Avrei potuto anche riutilizzare dei condensatori elettrolitici non polarizzati, come quelli presenti, la scelta dei plastici è dovuta prevalentemente alla loro durata nel tempo più che ad un discorso di miglioramento dell’ascolto.


E questo è il risultato (sono un po’ più ingombranti).




Il cross-over con i nuovi condensatori


Ho confrontato l’impedenza rilevata con la CLIO con quella pubblicata da Audioreview, ecco le due figure:




Ok, direi che ci possiamo stare. Le misure in ambiente, considerando che non ho la più pallida idea di come fosse l’ambiente in cui sono state misurate negli anni ’80, neanche le confronto.

Comunque queste sono le risposte rilevate a terzi d’ottava in una stanza di circa 60 mc a 3.30 m di distanza dai diffusori (sx e dx) in posizione flat e microfono ad altezza orecchio (seduto sul divano quindi a circa 90 cm dal pavimento).



Niente male per delle vecchiette!


Note conclusive

Premesso che ognuno ha i suoi gusti e quindi quello che piace a me non è detto che piaccia anche ad altri, l’ascolto delle 7/06 è un’esperienza che tutti dovrebbero fare.


Renato ha fatto un lavoro che ha dell’incredibile, lavorando con altoparlanti che si, erano fatti su sue specifiche, ma non avevano certo i costi di altri costruttori nordici blasonati. Per di più, erano tutti costruiti in Italia, dalla Ciare.


Le 7/06 si fanno amare per la capacità di riprodurre tutto bene, senza delle preferenze particolari per qualche genere musicale. Chi ha diffusori progettati da Renato Giussani, penso ad esempio alle Delta, sa di cosa parlo.


Vi suggerisco, se volete provare a sbizzarrirvi con il posizionamento in ambiente, di leggere l’articolo pubblicato da Renato Giussani su Audioplay: https://www.audioplay.it/418/


Intanto io mi ascolto un po' di musica...